Vermentino, non solo un’uva, non solo un vino
Vermentino, non solo un’uva, non solo un vino
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date_range ago 17, 2019
person_outline Michelangelo Tesconi

Spesso un profumo, una sensazione, un colore, oppure un suono, un sapore o un modo di dire, riportano la nostra mente a luoghi visitati o vissuti in passato. Infatti ogni posto racchiude in se un insieme di sensazioni e pacchetto di esperienze che definiamo tipiche e locali, in quanto storicamente e tradizionalmente legate ad un territorio.

L’uva da vino è sicuramente un frutto che rientra a pieno titolo nel pacchetto sopra descritto, principalmente per due motivi: innanzitutto perché nelle zone più vocate alla sua coltivazione i vigneti disegnano territori unici e particolari, si pensi ad esempio alle Cinque Terre, dove la vite viene coltivata in terrazzamenti a strapiombo sul mare così ripidi da doversi legare per entrarvi; inoltre il prodotto che se ne ricava, il vino, ha la capacità di farci provare sensazioni ed emozioni che spesso si legano proprio ad un territorio, infatti quando diciamo Liguria pensiamo Vermentino.

Quest’uva antica e dalle origini ancora un po’ brumose è tutt’oggi chiamata in modo diverso a seconda della zona di produzione, anzi, solo negli ultimi anni si è scoperto che le uve Rollo, Pigato e Favorita, inscritte al registro nazionale come frutto di vitigni diversi, sono invece tutte  varietà di Vermentino. Il Grappolo è generalmente bello grosso e, a seconda della tipologia, può avere una forma alata oppure cilindrica; gli acini (i chicchi) sono anch’essi abbastanza generosi e, a maturazione completa (indicativamente l’ultima decade di Settembre), diventano di colore giallo ambrato e la buccia pruinosa rende una sensazione vellutata; inoltre la loro dolcezza ha fatto si che per molti anni quest’uva venisse addirittura utilizzata come uva da tavola.

I vini da Vermentino sono ricchi di sfumature ma le note più caratteristiche sono quelle che ricordano i profumi delicati e freschi delle erbe aromatiche, come la menta, la salvia e il timo. Il gusto è spesso avvolgente con un finale piacevolmente saporito, inoltre, l’incredibile facilità con cui si lascia bere, riserva al Vermentino sempre maggior spazio nel panorama vitivinicolo italiano e internazionale. I territori storicamente legati alla sua produzione sono quelli della costa tirrenica, in particolar modo tutta la costa ligure, da levante a ponente, la costa toscana e la Sardegna.

Un’ottima lettrice del territorio: questa è forse una delle caratteristiche più interessanti di quest’uva, ovvero la sua capacità di lasciarsi influenzare notevolmente dalla micro zona in cui viene prodotta. Quindi, i vini che se ne ottengono sono decisamente diversi non  solo da un comune all’altro, ma anche da vigneto a vigneto. Un esempio lampante è quello del Vermentino dei Colli di Luni, che si produce in un fazzoletto di terra a cavallo tra Liguria e Toscana, che ha la caratteristica di dare vini bianchi di buon corpo e dai profumi delicati e fruttati, dal gusto morbido e saporito; mentre, nelle vicine colline del Candia dei Colli Apuani, troviamo delle versioni di Vermentino più austere, dove le caratteristiche principali sono la freschezza agrumata con note più scure e vegetali; se ci si sposta in Sardegna la storia cambia ancora, e soprattutto nella docg Vermentino di Gallura troviamo dei vini estremamente marini, dove i profumi di macchia mediterranea e le note di salsedine spingono forte. Tutto questo fa si che sempre un maggior numero di produttori decidano di vinificare singolarmente le uve provenienti dai vigneti più vocati, menzionandoli in etichetta in modo da differenziarli l’uno dall’altro, dando la possibilità ad un consumatore di divertirsi ad assaggiare vermentini con  caratteristiche diverse, valorizzando così le sfumature che un territorio può offrire.

Cos’è che rende possibile tutte queste differenze? Ormai da molti anni, quando si parla di uva, vino e territorialità si parla anche di ambiente pedoclimatico o, ancora più nello specifico, di “terroir”.  

Terroir: con questo termine, preso in prestito dai cugini francesi, si intende il rapporto di insieme tra diversi fattori di fondamentale importanza per la qualità del vino, cioè il suolo, il clima, il vitigno, e l’uomo (inteso come portatore di cultura e tradizioni). Il concetto di terroir è decisamente più ampio e non è questa la sede adatta ad approfondirlo, tuttavia si tenga presente che questi fattori, interagendo fra loro, si condizionano e si influenzano l’un l’altro definendo così sia il carattere del vino che la cultura di un territorio e, spesso, anche la sua morfologia.

Il vino come prodotto culturale. Si capisce adesso quanto possa essere bello, durante i propri viaggi o nelle gite fuori porta, durante le vacanze estive o i brevi week-end strappati al lavoro, dedicarsi alla scoperta dei piccoli gioielli eno-culturali di cui l’Italia è ricca. Le possibilità sono molte, dalle visite in azienda a wine tour completamente organizzati; degustazioni ad hoc in enoteca o “sbicchiermenti” conviviali in ristoranti e wine bar; visite a musei o percorsi storico culturali locali come le molte strade del vino. In tutte queste situazioni è possibile fare esperienza diretta del vino, non più come mero prodotto enogastronomico ma come vera e propria espressione e veicolo culturale di un territorio, capace di modellarne le forme e i confini, le genti e i loro usi.

A questo punto spero abbiate già un buon calice di Vermentino in mano, quindi non mi resta che lasciarvi con un augurio: salute!

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